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Rimase istupidita per giorni, poi la sua vivacità selvaggia prese il
sopravvento e finì così per accorgersi che quei cortili foschi si
animavano nelle ore di ricreazione, risuonavano di grida festose e
si vivacizzavano delle corse, dei volteggi, degli sgambetti, dei
giochi nuovi delle compagne di collegio ed allora vi si buttò con
tutto il suo impeto e con la violenza del suo temperamento indomito.
Cominciarono a volerle bene non solo le amiche più sveglie ma anche
quelle timide e pensose che non abbandonavano, neppure nelle ore di
ricreazione, l'aria compunta della preghiera.
E furono quelle le preferite: Marie, Helen e Katryn,
piccole, graziose e fragili, che si muovevano silenziosamente,
parlavano sommesse, arrossivano per nulla, trasalendo al minimo
rumore improvviso. Eppure tanto audaci da avere ciascuna di loro
un’amante.
Le guardava stupite, perché alla sua ammirazione sembrava quasi
temerario il pensiero di imitarle, ma il loro coraggio, il
misticismo erotico, il racconto delle loro avventure notturne, a
poco a poco la penetrarono, trasformando il suo ardore selvaggio,
ingigantendo la sua fantasia sino ad ammorbidire la sua sensibilità
disordinata, assopendo nel fervore della fantasia i suoi impeti
giovanili. Arrossendo le pregò di aiutarla.
Conobbe Etienne. Il viso magro nel suo bruno pallore parve perdersi
nei grandi occhi estatici del giovane amico; le mani le si
giungevano spontaneamente sul suo sesso ed il suo cuore fu insieme
divorato dalla paura del peccato e dall'ardore della contemplazione.
Letteralmente rapita dalla struggente bellezza degli zampilli di
sperma sul suo corpo nudo, quella visione continuava a rifulgerle
velatamente sul capo, nelle notti solitarie, tra languori di musiche
celesti, nella struggente assenza della verga dal profumo di
sandalo, dura e dolce alla lingua, tenera ai denti innamorati. Le
sue labbra, in quelle notti, si sentivano aride ed ella sapeva che
le sue dita, nonostante i ricordi, non sarebbero riuscite a
soddisfare l’attesa del suo sesso.
Le amiche, alle sue esagerazioni, seguivano ammirate, ma un po’
inquiete, la sua trasformazione che s’avviava verso una completa
libertà di costumi sessuali e l'additavano ad esempio alle compagne
più morigerate, e si compiacevano di lodarla a quelle più
smaliziate. E lei non osava confessare loro che era sempre vergine.
Un giorno, mentre un fiotto di sperma le imbrattava il volto,
Etienne l’aveva stretta tra le braccia dicendo:
- Non lasciare che mi innamori di te, ti supplico. Fa tanto male.
C’erano delle lacrime nei suoi occhi. Era eccitante e molto
commovente.
La sua audacia superò ogni limite. Impietosita, gli prese il pene in
bocca, lo ripulì dallo sperma appena sgorgato e lo succhiò sino a
quando non riesplose, ingoiando, per la prima volta, quella massa
viscosa che inesauribile sgorgava dal membro sussultante.
Nessuna si era spinta tanto avanti.
L’atto era stato di un’eleganza tanto delicata che l’aveva colmata
di languore e le aveva dato il desiderio d'un domani che non si
precisava al suo pensiero, se non come la dolcezza dell'ora presente
fatta più languida e più profonda, come la realtà della campagna
riflessa nel sogno di un'acqua stagnante.
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