Eleanor di Eleanor LeJune - Romanzo Erotico - Introduzione - L'Estetica del Coito

Qui, l’estetica del piacere è narrata in modo sublime. Il singulto che sale alla gola, il palpito del desiderio, i gemiti soffocati, le lacrime di riconoscenza per il piacere che riceve sono un inno all’atto di sesso che si sta compiendo. Ancora una volta la poesia del sesso prevale.

“Allora, la mano si immobilizzò, continuando a stringere tutta la parte del corpo di Emmanuelle che aveva infiammata.

L'uomo si curvò un po' verso la passeggera e prese, con l'altra mano, una delle sue, attirandola verso di sé e introducendola all'interno del suo vestito.

La aiutò a richiudersi sulla verga rigida e guidò i suoi movimenti, regolando la loro ampiezza e la loro cadenza secondo il suo gusto, rallentando o accelerando secondo il grado della sua eccitazione, finché non fu certo di potersi abbandonare all'intuito e allo zelo di Emmanuelle, permettendole di portare a termine come volesse la manipolazione alla quale ella aveva concesso dapprima uno spirito smarrito e un'infantile docilità, ma che andava a poco a poco perfezionando con una sollecitudine imprevista.”

Anche qui nessuna volgarità. Uno scrittore mediocre avrebbe scritto:

L'uomo si curvò un po' verso la passeggera e prese, con l'altra mano, una delle sue, attirandola verso di sé e introducendola all'interno della patta dei pantaloni.

La aiutò a richiudersi sul cazzo rigido guidando i suoi movimenti sino a quando la sborra non fosse fuoriuscita dai suoi testicoli ripieni.”

Che differenza, vero?

“Emmanuelle s'era fatta avanti col busto in modo che il braccio assolvesse meglio il suo compito, e l'uomo, a sua volta, s'accostò di più, affinché ella potesse essere aspersa dallo sperma che sentiva scaturire dal fondo dei suoi testicoli.

Ancora per molto, tuttavia, riuscì a trattenersi, mentre le dita serrate di Emmanuelle salivano e scendevano, meno timide via via che la carezza si prolungava, senza più limitarsi ad un elementare va-e-vieni, ma socchiudendosi, improvvisamente esperte, per scivolare lungo la grossa vena rigonfia, sulla curva della verga, tuffandosi (graffiando impercettibilmente la pelle con le loro unghie limate) il più basso possibile, tanto vicine ai testicoli quanto lo permetteva la strettezza dei pantaloni, e poi risalendo, con un movimento lascivo, finché le pieghe di mobile pelle nel cavo del palmo umido non avessero ricoperto la punta del membro, che le sembrava di non poter mai raggiungere tanto questo si tendeva crescendo.

Di lì, stringendo di nuovo con forza, la mano ripartiva verso il basso dell'asta, tendendo il prepuzio, volta a volta strangolando la carne tumescente o allentando la stretta, sfiorando appena la mucosa o molestandola, massaggiando con grandi movimenti del polso oppure tormentando con brevi colpi senza pietà...

Il glande, raddoppiato di volume, si infuocava e sembrava ad ogni istante sempre più prossimo a esplodere.

Emmanuelle ricevette con una strana esaltazione, lungo le braccia, sul ventre nudo, sul seno, sulla bocca, nei capelli, i lunghi zampilli bianchi e odoranti che il membro infine soddisfatto riversava.

Sembrava non dovessero mai esaurirsi.

Credeva di sentirseli colare nella gola, credeva di berli...

Una ignota ebbrezza la possedeva.

Un piacere senza pudore. Quando lasciò ricadere il braccio, l'uomo strinse con la punta delle dita il clitoride di Emmanuelle e la fece godere.”

 

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