Monique e Isabelle di Eleanor LeJune e Luciano Zuccoli - Brani Tratti dal Romanzo



Monique traversò la strada, scelse un rialzo coperto di spessa erba, verso il mare, e sedette. Luca restò in piedi, contemplandola. La veste leggera lasciava intravedere in modo netto ed inequivocabile le belle gambe da atleta, lunghe, dalle linee pure. Erano sottolineate dai fianchi stretti ma sinuosi e la flessuosa sottigliezza della vita accresceva l’impressione di eleganza e di classe. Indubbiamente Monique era una bellezza aristocratica.
E tremendamente impudica. Nel sedersi aveva fatto in modo che la gonna le scoprisse le gambe che, discoste l’una dall’altra, lasciavano intravedere delle mutandine leggere e trasparenti, tese su un pube rigonfio e scuro come la notte.

A pranzo in casa di lei, un giorno Luca potè contemplarla perdutamente e vivificare le limpide acque della fantasia, in cui l'immagine di Monique si rispecchiò senza più timore di venire cancellata.
Vestiva in modo provocante e come di consueto, sotto la blusa, non aveva indossato il reggiseno. I seni erano mobili e tendevano la stoffa in un gioco di provocazioni che lo facevano impazzire di desiderio. Aveva il sesso in erezione e si augurò di non doversi alzare. Non tanto per Monique, non gli sarebbe dispiaciuto mostrarle il suo desiderio, ma per Isabelle. Sarebbe stato troppo imbarazzante.

 

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