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Monique traversò la strada,
scelse un rialzo coperto di spessa erba, verso il mare,
e sedette. Luca restò in piedi, contemplandola. La veste
leggera lasciava intravedere in modo netto ed
inequivocabile le belle gambe da atleta, lunghe, dalle
linee pure. Erano sottolineate dai fianchi stretti ma
sinuosi e la flessuosa sottigliezza della vita
accresceva l’impressione di eleganza e di classe.
Indubbiamente Monique era una bellezza aristocratica.
E tremendamente impudica. Nel sedersi aveva fatto in
modo che la gonna le scoprisse le gambe che, discoste
l’una dall’altra, lasciavano intravedere delle mutandine
leggere e trasparenti, tese su un pube rigonfio e scuro
come la notte.
A pranzo in casa di lei, un
giorno Luca potè contemplarla perdutamente e vivificare
le limpide acque della fantasia, in cui l'immagine di
Monique si rispecchiò senza più timore di venire
cancellata.
Vestiva in modo provocante e come di consueto, sotto la
blusa, non aveva indossato il reggiseno. I seni erano
mobili e tendevano la stoffa in un gioco di provocazioni
che lo facevano impazzire di desiderio. Aveva il sesso
in erezione e si augurò di non doversi alzare. Non tanto
per Monique, non gli sarebbe dispiaciuto mostrarle il
suo desiderio, ma per Isabelle. Sarebbe stato troppo
imbarazzante.
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